Intervallo

3 gennaio 2018 § Lascia un commento

Hai presente

quando smetti

di pensare al peggio

Perchè il peggio

è già avvenuto

E non c’è paura

Nel silenzio

Di una attesa vuota

Tutto si

riallinea

Sotto

Una nuova pelle

Sotto

Pelle

Sotto

Vuoto

È lì

che ti manca il

R E S P I R O

Negli interstizi lasciati

Da un peggio già avvenuto

Che se non spaventa

Delude

E deriva

O C E A N I

E placche telluriche di silenzio che scuote

I N A R R E S T A B I L E E I N A T T E S O

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Verrai? Andiamo

28 dicembre 2017 § Lascia un commento

Cercami dove non sono mai stato

Se vuoi trovarmi davvero

Nella strada che non ho tracciata

E in ogni nuovo passo

Non seguire le orme

Né gli indizi

Cercami dove non sono mai stato

Se vuoi trovarmi di nuovo

E nuove le scarpe che avrò indosso per te

Cercami all’inizio del sentiero

E non dove t’aspetti che io sia

Perché è proprio lì

All’inizio della strada nuova

Che io ti sto aspettando.

Verrai?

Andiamo

Quando ti passo accanto

20 dicembre 2017 § Lascia un commento

Quando ti passo accanto nulla si ferma

Se non tu

Quando ti passo accanto il mondo

Si slaccia slabbrando

Strappando via tutto

Tranne i miei occhi su te

Quando ti passo accanto

Sei neve in una palla di vetro

E il resto è piccolo di plastica immobile

Quando ti passo accanto

Non passa il fatto di esserti accanto

Perché lì accanto

Sento di essere me

E tutto sublima

Dal vapore di un respiro

Il ghiaccio del tempo che vorrei fermare

ù sont les neiges d’antan?

18 dicembre 2017 § Lascia un commento

Che prima fosse freddo lo sapevamo, entrambi, lo sapevamo per quel brivido diverso al nostro avvicinarci. Cristallizzati nelle nostre posizioni eppur iridescenti e complessi come fiocchi di neve. Riflettevamo indietro ogni luce nel bianco neutro dell’indifferenza. Cristallizzati noi, cristallizzavamo tutto. I ricordi inglobati in celle stagne e incontaminabili. Chi fummo lo ricordi?
No, lo so, non ci era permesso lo sguardo indietro intirizziti nelle nostre statue algide.
Chi poteva immaginare la vita prima dell’era glaciale, gigante pachiderma ogni fossile sembrava. Eppure, eppure oggi, ventuno marzo eterno qualcosa si scioglie. Non trovi? Non senti? La brina si scioglie dai tuoi occhi e rivola lungo le guance colorandole appena di rosa, striandole ad ogni goccia di rosa e rimmel. Scaldiamoci ti va? Noi non fummo sempre ghiaccio. Ricordi? Ricordi. Vedi? Vedo. Vedo la prima fiamma, ricordi? Ricordi.
Tra poco ci chiederemo in fuga a Parigi “ù sont les neiges d’antan”, e invece di bianco e luce riflessa riempiremo i nostri occhi della notte salvifica. Un altro giro?
Almeno fino al prossimo solstizio!

racconto per il gruppo di scrittura FUL – Racconti a tema
https://www.facebook.com/groups/110715079054800/

Inquietudine allo specchio

12 dicembre 2017 § Lascia un commento

A volte somigli all’inquietudine

o forse è l’inquietudine

che si veste della tua maschera

o più probabilmente sono io

che la vesto dei tuoi abiti

per guardarmela sfilare davanti

dedicandoti la mia masturbazione

Monna Lisa del Louvre

6 dicembre 2017 § Lascia un commento

Era come fosse

l’unica donna che avesse mai desiderato

ma l’artista sapeva

che non l’avrebbe mai avuta

quindi se ne andò piangendo

mentre Monna Lisa lo fissava

con quel suo ghigno indeciso

quel sorriso di chi non sa godere

della propria bellezza

crocifissa al muro del museo

tra mille inutili ricordi

che qualcuno chiama storia

Io e Fernando

1 dicembre 2017 § Lascia un commento

E chi ti incontro qui a Lisbona? Lui Fernandino bello che oggi mi somiglia più che mai nel suo sconsolarsi reiterato a canzone, come un triste ritornello che nessuno canta più. E ci fingiamo insieme i nostri dolori veri, fischiettandoceli dentro nel vento lusitano.

Scricchioliamo insieme come queste vecchie case che sembrano crollare di necessità e pur permangono, scrollandosi al massimo un pò di calcinacci come forfora del tempo. Credo sia per questo che si sono piastrellate, crollano dentro ma fuori si mostrano di lucida azzurra corazza. Una corazza di ceramica, fragile per definizione, cocci vestiti a festa.

La luce allunga le ombre in maniera inusuale, sarà per questa propensione all’oceano, un’ambizione all’altro ancorato al culone deforme di madama Europa. Noi, caro Fernando sembriamo scalciare rinchiusi nella nostra pozzanghera, voi che non potete salpare senza strapparvi. Strapparmi, vorrei anche io, e nascondo le mie paure nella parola amore. Che dici Fernandì? Se lo famo un tuffo? Pronti… partenza…. via

Oh… si fa per finta, come al solito

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