Inquietudine allo specchio

12 dicembre 2017 § Lascia un commento

A volte somigli all’inquietudine

o forse è l’inquietudine

che si veste della tua maschera

o più probabilmente sono io

che la vesto dei tuoi abiti

per guardarmela sfilare davanti

dedicandoti la mia masturbazione

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Monna Lisa del Louvre

6 dicembre 2017 § Lascia un commento

Era come fosse

l’unica donna che avesse mai desiderato

ma l’artista sapeva

che non l’avrebbe mai avuta

quindi se ne andò piangendo

mentre Monna Lisa lo fissava

con quel suo ghigno indeciso

quel sorriso di chi non sa godere

della propria bellezza

crocifissa al muro del museo

tra mille inutili ricordi

che qualcuno chiama storia

Io e Fernando

1 dicembre 2017 § Lascia un commento

E chi ti incontro qui a Lisbona? Lui Fernandino bello che oggi mi somiglia più che mai nel suo sconsolarsi reiterato a canzone, come un triste ritornello che nessuno canta più. E ci fingiamo insieme i nostri dolori veri, fischiettandoceli dentro nel vento lusitano.

Scricchioliamo insieme come queste vecchie case che sembrano crollare di necessità e pur permangono, scrollandosi al massimo un pò di calcinacci come forfora del tempo. Credo sia per questo che si sono piastrellate, crollano dentro ma fuori si mostrano di lucida azzurra corazza. Una corazza di ceramica, fragile per definizione, cocci vestiti a festa.

La luce allunga le ombre in maniera inusuale, sarà per questa propensione all’oceano, un’ambizione all’altro ancorato al culone deforme di madama Europa. Noi, caro Fernando sembriamo scalciare rinchiusi nella nostra pozzanghera, voi che non potete salpare senza strapparvi. Strapparmi, vorrei anche io, e nascondo le mie paure nella parola amore. Che dici Fernandì? Se lo famo un tuffo? Pronti… partenza…. via

Oh… si fa per finta, come al solito

Impronte digitali

28 novembre 2017 § Lascia un commento

Mi guardo i polpastrelli

I tagli di una vita

Tra le impronte digitali

E li riconosco uno a uno

Come leggervi il destino

A ritroso

Le impronte digitali, dicono,

Ti definiscono in maniera univoca

Nel mondo

Tu e solo tu le indossi, identiche

Dalla nascita

Idetificherebbero il tuo corpo

Anche sotto le macerie di in terremoto.

Ma i tagli,

quei minuscoli tagli cicatrizzati

Incalliti

Ingialliti e coriacei

Definiscono il tuo percorso

Il tuo viaggio

Il tuo lavoro e le avventure

E invece di dire per certo

Che nome avesse quel corpo

Raccontano la storia

Delle cose che ha visto

Quell’uomo

E lo definiscono

Uomo

Vivo

Anche sotto le macerie di un terremoto

se non fosse per te

27 novembre 2017 § Lascia un commento

se non fosse per te
non sarebbe per nessuno
non ti sembra semplice?
se non fosse per te
non desidererei la notte
se non fosse per te
non annaffierei le piante
se non fosse per te
non cucinerei pietanze
se non fosse per te
non mi spoglierei
se non fosse per te
non metterei questi dannati brani struggenti
se non fosse per te
dormirei sognando
invece di sognare vivendo
se non fosse per te
la cantina sarebbe vuota
e la birra calda
se non fosse per te
non rifarei il letto
se non fosse per te
non scoperei per terra
che se non fosse per te
il mio pavimento
non avrebbe l’impronta
del nostro amarsi

La felicità è un astronave calda

27 novembre 2017 § Lascia un commento

La felicità! Ricordo di averla annusata di sfuggita, neanche troppo anzi. Ci rimasi per un mese. Avevo tolto il mio scafandro e fluttuavo leggero in un abitacolo caldo e accogliente. Avevo perso le speranze e improvvisamente mi ritrovo in orbita, col cuore in gola, senza sapere davvero quando e come sia potuto accadere. Come scriveva quel coglione? Tre metri sopra il cielo? Io ero a ventimila leghe sopra. Come se nel mio innamoramento quarantottenne ci fossero tre sedicenni impazziti al primo struggimento estivo. Avevo dimenticato la gravità. Tutto era perfetto nel silenzioso nulla accadere, nella conferma del mio battito caridaco accelerato, dei suoi seni miei, del mio corpo suo, del letto senza dimensioni, che le dimensioni, si sa, nello spazio si perdono: l’infinito tutto e l’infinito nulla coincidono nell’ordine assoluto, cosmico. Il respiro, l’alimentazione, ogni funzione vitale era regolata da quel nuovo ordine. Ne avevo letto nei fumetti, nei romanzi, nelle canzoni. E io ora navigavo a ventimilaleghe sopra il cielo. Lei, forte di una bellezza mai conosciuta prima, nel suo essere androide, algido e programmatico, nascondeva sotto una perfetta tecnologia l’illusione dell’amore. Era la hostess del treno 2046, era Motoko Kusanagi di Ghost in the Shell con tanto di culo della Johansson, era il più perfetto programma erotico mai inventato da mente umana. Un mese.
Al 30imo giorno la voce metallica di un droide inceppato.

Signor Casolino, può andare, è stato un errore, non avevamo calcolato le bizze del destino.
Verrà scaravantato col culo a terra al termine dei titoli di coda

Ground Control to Major Tom
Take your protein pills and put your helmet on
Ground Control to Major Tom (ten, nine, eight, seven, six)
Commencing countdown, engines on (five, four, three)
Check ignition and may God’s love be with you (two, one, liftoff)

 

 

Puzzo trentatré volte di te

26 novembre 2017 § Lascia un commento

Puzzo trentatré volte di te

Del sudore scambiato

Dell’alcol bevuto

Della bava nel pianto

Dei rigurgiti gastrici

Del fegato marcio

Delle notti sprecate

Dei sonni violenti

Della saliva di baci mancati

Di quelli dati

Dei baci ripresi, rappresi

Di sperma stantio

Di urina e di sesso

Di ormone rigetto

Di seghe nel cesso

Di buchi nell’anima

Di corpo frollato

Di muscoli tesi

Di corde del collo

Di grida taciute

Di porri, verruche e neurodermiti

Di pouss e ferite

Di croste grattate

Di cibo di merda

Di denti caduti

Di lotte con gli incubi

Di letto bisunto

Di lenzuola mai tolte

Di pavimenti vestiti dei vestiti di un mese

Di corse scomposte e furiose

Di foglie d’autunno

Di frutta ammuffata

Di un cristo ingiuriato

Dell’acqua dei fiori di un morto, che nessuno più cambia

Dove sono?

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