Senza prosa

3 ottobre 2013 § Lascia un commento

Provo a scrivere come mi sento, senza poetare. Provo a scrivere come mi sento, e io mi sento male. 
Un malessere ereditato, non diretto e perciò non gestibile. Un malessere di sponda. Un malessere riflesso. Un malessere che non mi appartiene eppure è così fortemente mio da non poterlo allontanare. Un malessere che io non so.  Un malessere che non ha colpe. Un malessere che non ha cause. Un malessere che non cerca scuse a cui appigliarsi, ne vuole essere scusato. Un malessere che non trova senso ne motivo. Un malessere vacuo e orripilante come l’angoscia. Un malessere così vuoto da sembrare un buco nero. Un buco nero senza scopo. Un malessere che ripete il suo malessere pur di affermarsi. Ma che non tiene lo spazio di un paragrafo per poterlo spiegare. Un malessere che non si spiega. Un malessere raggomitolato su se stesso. Un groviglio alla bocca delle stomaco. Tiri un capo e stringi un nodo. E nulla mai che possa invece allentarsi. Un malessere che non tiene lo spazio di una riga. Un malessere che toglie spazio. Un malessere che toglie aria. Un malessere che toglie vita. Vacuo, inutile e distruttivo come l’antimateria. Universale e immenso come l’antimateria.
Di una cosa sono certo. A me non serve. A me serve materia, aria e vita.
Ecco, rileggo, ho poetato. Ma questo malessere è così assurdo e umano che non conosce prosa.

 

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