Il teatro degli orrori

5 novembre 2012 § 3 commenti

Che estate inutilmente indolente, passata a barcamenarmi fra me e me a cercar risposte a domande inesistenti. Per fortuna l’afa ci grazia ma non l’asfissia provocata dal monopolio argomentale dell’unica cosa a farci sentire ancora una nazione.
Questa sera poi si gioca Italia Germania. Sono quarant’anni che vogliono farci pagare un 4-3 e a noi ci basta questo, che se tanto le banche ci danno vinti a tavolino insieme agli altri probabili vincitori del mondiale Spagna e Grecia, a raccontare al popolo sogni di gloria anziché amare realtà, noi siam contenti così. Sono le quattro di pomeriggio e già degli scimuniti, non in senso offensivo ma in senso meramente quantitativo di QI, sbandierano tricolori clacsonando a ritmo di una canzone dei White Stripes. Passeggio sulla Tiburtina per andare a riaprire il negozio, fra pubblicità di auto e agenzie funebri. Lungo le mura del Verano, dove anni fa trovavo parcheggio per arrivare perennemente in ritardo alle mie lezioni universitarie, noto che le macchine sono ancora tante. Poi da dietro un Doblò spunta un uomo con una scopa. Incredulo alla vista di uno spazzino all’opera, mi accorgo che non indossa la divisa. Più in la un altro uomo invece innaffia delle piantine di miseria accanto alla sua auto. Più la ancora con i vetri incartati come per fare l’amore un’altro dorme in pigiama. Un centro residenziale fatto di monovolumi ospita i nuovi poveri della mia città. Disoccupati, padri separati che non possono permettersi i loro matrimoni sbagliati, semplici dignitosi indigenti. E quelle auto ferme, immobili davanti al caos del traffico si trasformano in una sorta di giardino di miniville, tra fiori e nani di coccio che a me ricorda immediatamente le kolonie del centro di Berlino. Arrivo a piazzale Verano con la parola crisi stampata sulla fronte, nella fronte. Come un sospiro di sollievo leggo che stasera alle 22 c’è un concerto del Teatro degli Orrori, un gruppo rock impegnato capace ancora di fare testi su poesie di Majakovskij. Un giovane gruppo di quarant’enni. Aria fresca per la musica italiana.
Io da bravo quarantenne arrivo alle dieci meno dieci, che mica sono più un ragazzino a mettermi a far la fila ore prima davanti ai cancelli.
E di fatti di fila non ce n’è. Anche perché la partita non è ancora finita. A giudicare dal silenzio in giro, direi che stiamo pareggiando. E difatti il concerto viene spostato alle 22,45 per aspettare i tempi supplementari della partita. Suonano quarantenni ma il parterre è pieno di ragazzini e l’odore di cannabis e hashish si mischia a quello dei cipressi del Verano. La porta del cimitero fa da sfondo al palco. Che posto strano per un villaggio estivo.
Dopo il secondo moijto e con un nulla di fatto per il terzo e quarto tempo in quanto a svolta di calcistica rilevanza, il concerto, finalmente, inizia. E la musica dura si prende lo spazio e il tempo. Pierpaolo Capovilla, il cantante, è un vero istrione e sa come catturare la folla con il suo doppiopetto nero e la sigaretta perennemente accesa tra le dita. Non a caso il nome del gruppo si rifà direttamente al teatro della crudeltà di Artaud. Dopo tre o quattro brani il pubblico riconosce immediatamente l’intro di A sangue freddo, la canzone dedicata alla morte di Ken Saro Wiwa, “il poeta nigeriano” e applaude e urla “DAJEEE”. Capovilla mette a tacere la folla con uno sguardo rubato a Carmelo Bene e comincia a raccontare il dramma di una terra divorata dagli interessi occidentali. “Il delta del Niger è un FAZZOLETTINO DI TERRA microscopico se confrontato con l’immensità del continente africano GRANDE PIU’ O MENO come tre volte il Piemonte” e le maiuscole si sentono tutte nel tono dell’oratore. Dice che una joint venture vi produce la maggior parte del petrolio disponibile per le nostre autovetture. Dice che il paese potrebbe essere ricco, ma la sua ricchezza non gli appartiene, espropriata dalle nostre aziende. Dice che la gente sul delta del Niger, appena ventisette milioni di persone, vive senza acqua, nonostante abiti su uno dei più grandi fiumi del mondo, perché i pozzi l’hanno inquinato. La gente muore di sete e di fame, perché anche i pesci muoiono nel fiume inquinato. La gente del delta del Niger vive al buio perché le compagnie petrolifere per risparmiare praticano lì il Gas Flaring per gestire i gas di risulta dell’estrazione petrolifera, pratica vietata da convenzioni internazionali in ogni altra parte del mondo. Sul delta del Niger l’aria è nera, puzza e brucia. Sul delta del Niger la gente muore di lavoro, perché l’unica fonte di sostentamento per l’intero paese viene proprio dall’indotto petrolifero per cui tutta la Nigeria vive e muore sul delta del Niger per meno di mille dollari l’anno. Sul delta del Niger la gente muore per le proprie idee come il poeta Ken Saro Wiwa assassinato a sangue freddo per aver divulgato la propria opposizione a questa macchina infernale.
La gestione del Delta del Niger è in gran parte nostra, in quanto fra le maggiori società operanti in quel massacro c’è l’ENI Ente Nazionale Idrocarburi, ente di stato, ente della nostra nazione, di noi italiani. Noi italiani provochiamo morte in un paese grande quattro volte il nostro. Si ferma la musica e nel silenzio glaciale Pierpaolo chiude “E questo sotto la nostra più totale INDIFFERENZA”. Sull’ultima A esplode un boato incontenibile, un inno di gioia e la gente e il pubblico comincia a saltare e ad abbracciarsi. L’Italia ha vinto la partita ai rigori. Io per poco svengo per il cortocircuito emozionale, come in un film tutto il caos diventa improvvisamente muto. Io scoppio a piangere, in mezzo a balli forsennati: l’unica immobilità glaciale è quella del mio pianto e della faccia pietrificata di Pierpaolo Capovilla, immobile mentre la sigaretta gli brucia le dita.

p.s. Gli europei 2012 saranno vinti dalla Spagna nella finale giocata contro l’Italia. I due paesi sono a rischio default.

Annunci

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

§ 3 risposte a Il teatro degli orrori

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Il teatro degli orrori su danielecasolino.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: