Cento e una notte – notte n.35

17 ottobre 2012 § 1 Commento

3.33, succede spesso a quest’ora che la notte termina, o inizia, non so. Mi ritrovo a scrivere per smettere di non dormire, e per iniziare a farlo. Accendo il computer e mi ritrovo appena. Quante righe ancora per ristabilire il contatto?
In momenti come questi io e io ci riuniamo; in notti come queste, ululando alla luna.
La giugulare pompa visibilmente, e lo stomaco brontola per il troppo bevuto. Domani sarò solo, esule volontario o Montecristo prigioniero di una vita che non mi ricordo di aver disegnato, né di aver voluto. Non so se ho scritto due per uno o un per due, ma tanto non cambia un cazzo, sempre due fa. Qui tira ancora uno scirocco caldo e appiccicaticcio, incapace di tirare qualsiasi vela. Incapace di portare in alcun luogo. E mi sento alla deriva. Verso la mia isola deserta che ancora non vuol mostrare il profilo su questo orizzonte stellato, in cui fra mille stelle manca proprio mamma orsa, che mi prenda per mano e mi conduca nella direzione giusta. Allora fluttuo ripercorrendo le tracce passate, alla ricerca del bivio definitivo. Quello che mi ha condotto fin qui. Quale dei 674 presi dall’inizio di questo ultimo viaggio mi ha portato fino al punto dove mi trovo ora, qualsiasi punto esso sia. Dove ho sbagliato strada, quando ho cominciato a perdermi. Il mio passo spedito e sicuro mi ha portato davanti a un orizzonte vuoto e riguardando indietro non riconosco la strada. Stavolta sembra aver sbagliato anche il pilota automatico. Da dove siamo partiti, Daniele, te ne rammenti? E soprattutto, sai ancora dove volevamo andare? Tiro fuori la mappa dei ricordi e la srotolo fra queste pagine a cercar triangolazioni certe; compasso alla mano, si naviga alla cieca e getto l’inutile sestante sulla poltrona. Senza riconoscere le stelle tutto diventa meno chiaro, meno chiaro di quanto sembrasse fino a ieri appena. Ricordi il punto 673? E il 521? Si, anche a me sembra che fino a li il percorso fosse chiaro. Ok segna e passiamo al 520. Al 360 cominciamo a girare in tondo, in una pausa ben più lunga del raccordo anulare. Ti ho lasciato guidare fino almeno al 322 e oltre a questo, di quel pezzo non ricordo altro. Tu segna, comunque segna.

La luna tramonta ad ovest? Perchè sta tramontando. Ma di seguire le sue fasi, lunatica banderuola non ne ho voglia. Cerco la certezza, stanotte, non di dove andare, che è ovvio non esser nelle mie possibilità, ma la certezza di dove sono. Mamma Orsa, mamecita Panama dov’è, ora che siamo in mare. Sicuro solo che di andare ai party con la pistola, non ne posso più.

Tutto riporta sempre e comunque alla descrizione di un amore. Ma ancora non riconosco il profilo tracciato tirando le linee tra i punti rivelatori. Ma mi spoglio e mi disarmo. Nessuna guerra. Non voglio più nessuna guerra. Nessun party, nessuna pistola. Dovunque stia andando non sarà per correre, inseguire o scappare. Sarà per andare, mentre vado avanti a fatica in questa notte di stelle inutili e inutile vento.

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