Luminosi i mattini erano un tempo

19 settembre 2012 § Lascia un commento

Ai miei amici, con affetto.

Erano le sette e ventitré e Lisa, dal letto, sotto il piumone caldo, poteva sentire l’odore delle tavole di pino del pavimento e della cenere del camino. Doveva alzarsi per portare Giulia a scuola ma i suoi occhi erano spalancati già da qualche ora prima del suono della sveglia. Fuori dalla finestra le stelle cominciavano appena a confondersi con un timido chiarore che chiunque avrebbe stentato a chiamare mattino. Eppure era l’orologio a dirlo. Il nuovo giorno era cominciato. Infila le pantofole e si trascina in cucina. Con un gesto automatico alza la leva della macchina sotto la quale aveva già posto la tazzina, prende una capsula d’espresso, di quelle che si faceva spedire dall’Italia e si siede tranquilla a godersi il suo caffè.
Questo era il terzo inverno che passava a Stoccolma. Si era trasferita con Alberto lasciandosi tutto alle spalle come per un’avventura. Era scaduto il suo contratto semestrale alla ditta di materiali per l’ufficio e non si parlava affatto di rinnovo. Alberto, invece, a parte le sporadiche serate da VJ, il lavoro non lo aveva già da un po’. Quegli schizzi e quella lettera alla Casa editrice Andersen aveva trovato invece un’inattesa risposta. E allora, giovane famigliola, presto, in piedi, bisogna fare le valige, si va in Svezia. A Giulia la notizia l’aveva dapprima intimidita: e Piero e Carletta, e gli amichetti dell’asilo? Poi la mamma gli aveva mostrato i prati, i fiumi azzurri, la spuma densa del mare e le renne e i cervi e ora la piccola giulia non vedeva l’ora di partire.
Lo spirito inquieto di Alberto aveva preso l’occasione per mostrare la propria foga.
In poco tempo avevano venduto la casa di Roma, che tolto il mutuo, avrebbe fruttato una ventina di migliaia di euro. Giusti giusti per darsi un anno di prova. Che tanto qui, in Italia, non abbiamo niente, proprio niente da perdere.

Lisa gira il cucchiaino con lo sguardo perso sui suoi fogli, la sua nuova serie per le illustrazioni di Cappuccetto Rosso non la convince. Quel rosso ha perso lo smalto vivo della sua infanzia, quella fanciullezza che faceva di Lisa la sua forza e il suo stile. I suoi disegni che prima respiravano di vita e di energia, ora si popolavano di bambini tristi, spaventati, infreddoliti. Il tratto pur diventando più elegante e poetico sembrava aver perso di forza e i contorni dei suoi personaggi si sbiadivano sul foglio bianco, in una nebbia che sa di vuoto.

Infila calosce e mantellina a Giulia, si sorridono e cominciano finalmente la loro bianca passeggiata di neve per andare a scuola. La sua bambina in qualche maniera riesce a mantenere ancora vivo a Lisa il proprio stupore per la natura, come se la bimba potesse prestare il suo sguardo alla madre e cominciano a correre forte, ridendo, sempre più forte a disegnare ghirigori sulla neve fresca e alzare nuvole di vapore dalla bocca; e il rosso, quel rosso, il rosso vivo comincia a riaffacciarsi sulle guance della figlia e della giovane mamma.

Papà invece è a casa e dorme. Di sera fa il pizzaiolo e torna troppo tardi per unirsi alle corse mattutine. Il pomeriggio invece è già al lavoro e non può mai giocare o ascoltare le favole di Lisa. Lui il mattino buio non lo ha mai visto. Quando si alza il sole è già così alto che deve abbassare gli occhi alla finestra per intuirne la presenza. Non si lava neanche, si infila i jeans e si chiude nei suoi occhi e nella sua macchina fotografica a catturare il mondo e le sensazioni. Ma da qualche tempo, dopo l’esplosione d’autunno, troppo breve, come troppo brevi sono le ore di luce in questo paese, anche lui non riesce a trovare i colori. Le sue immagini ora sono sempre mediate da oggetti riflettenti come a voler riflettere sul sé e a ricercarsi attraverso uno specchio. Il suo passo è così distaccato da non lasciare il segno neanche sul bianco manto di pioggia cristallizzata. Eppure le sue foto rimangono belle, innegabilmente belle. Pervase di malinconia ma belle. Il lavoro da pizzaiolo lo assorbe troppo per potersi dedicare alla sua arte, ma milleottocentoeuro al mese chi me li dà per le mie foto?
In Italia non avevo niente, qui ho un lavoro, una casa e posso mantenere la mia famiglia senza dover ricorrere all’aiuto dei miei genitori. Certo i miei amici mi mancano, ma ora posso ospitarli a casa mia ogni volta che vogliono.

Alle 12,30 Lisa e Alberto si incontravano puntuali al Riche per pranzare insieme. Tolti i giorni festivi, era l’unico momento che trovavano durante la giornata per farsi compagnia. La città d’inverno sembra popolarsi di solitudine, di puntini, di macchie separate sul manto bianco. La giovane coppia rimaneva seduta così a guardarsi negli occhi senza dire nulla, per paura di dire, per paura di non aver nulla da dire. Il the caldo fra le mani e gli occhi fissi nell’altro. L’estate prima avevano temuto di non resistere un altro inverno e invece eccoli ancora lì. A giugno erano stati separati per alcuni mesi, Lisa era tornata in Italia, in campagna dai suoi, in cerca dei suoi profumi e dei suoi colori. Alberto era rimasto per il lavoro. La pausa era servita per ritrovarsi.
Erano di nuovo lì al punto di partenza, come prigionieri di un castello di ghiaccio, popolato dalle creature acquerellate di Lisa e dalle lastre trasparenti di Alberto.
Questo era il loro presente, algido. Eppure a casa, a Roma non era possibile né presente né futuro. Il clan dei grandi vecchi li aveva rinchiusi, incastrati in quell’incantesimo dove tutto sembrava perfetto, bianco, pulito, lucido, ma non era casa. Restavano a lungo così senza dire nulla, fermando sulla carta e sulla pellicola i loro sguardi di speranza. Sognavano, i due, sognavano di poter un giorno ritrovare la propria casa, quella che gli era stata tolta, quella da cui erano stati cacciati dalle matrigne e i patrigni che governavano il Bel Paese. Il Bel Paese stava perdendo le proprie anime più belle. Eppure i due sognavano e volevano una casa dove Giulia avesse potuto sentirsi a casa e dove i mattini tornassero ad essere luminosi. E anche il vapore del the si colorava dei loro occhi.

immagini di Laura Di Francesco e Andrea Basciu

http://www.lauradifrancesco.com

http://andreabasciu.altervista.org

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