La pista

26 aprile 2012 § 3 commenti

Vorrei scrivere un racconto ma straripano le parole, senza connettersi a una storia. Disperate si inseguono a cercare, il filo, un filo e non trovano Arianna ma la seta di un ragno bellissima e viscosa come il perdersi sa essere. Vorrei scrivere un racconto ma le parole tornano, ritornano su se stesse, aggrovigliandosi in matasse, dai mille nodi, come quando da bambino volevi giocare con la pista elettrica delle automobiline. Aprivi la scatola chiusa per stizza l’ultima volta e riparti piano cercando il capo del filo. Non lo trovi e allora cominci a montare la strada, almeno ti si delinii il percorso del gioco, monti prima i rettilinei, facili quelli, ma alla prima curva nulla combacia più, non puoi deviare, la pista non è come la vorresti, è la solita O ridondante senza possibilità di bivi. La finisci, riprendi i fili, segui prima la manopola rossa, così evidente agli occhi, la prendi la studi la sbrogli, bene, è lì distesa e sciolta sotto i tuoi occhi. Per rincuorarti del tuo lavoro ci affianchi la ferrari, rossa come il filo. La mclaren ti guarda invece torva, nera, ma sa che è la tua preferita. Trovi la manopola e segui 2 centimetri di filo fino al primo nodo e la trappola che già conosci si disvela in tutta la sua crudeltà. Il filo nero è identico a quello dell’alimentazione, hai voglia a girare intorno alla ferrari ferma nei box. Senza l’alimentatore non parte neanche lei. Neanche per un giro di prova a far scaldare i motori. Il secondo nodo è invece aggrappato al filo del semaforo, meccanico, senza luci, la corrente serve solo a fargli dare lo scatto per spostare una levetta in avanti a mostrare l’adesivo verde, e il rosso fisso e ineluttabile aspetta severo che tu compia tutto, fino all’ultimo gesto per permetterti finalmente di partire. Allora ti fermi e guardi la matassa invece di seguirla, cerchi di capirne il senso, allontani dalla mente la paura di quei maledetti folletti che la notte, mentre dormi vanno ad intrecciare i fili dei tuoi giochi, o ti fanno i doppi nodi alle stringhe delle scarpe, o ancora, invisibili, sciolgono invece il palloncino a portarlo via dalle tue mani. Guardi la matassa, che non è più ragnatela, ma appare ora come grosso ragno nero, con le zampe fini e lunghe, che quasi hai paura ti salti in faccia. Mentre il tuo sguardo si concentra riesci ad individuare il punto cromato dello spinotto di collegamento e da li rintracci una via, come una linea di luce nel bosco delle favole l’insegui, cercando altri sassolini, altre molliche che ti portano fuori da questo terribile empasse. Sciogli sette nodi consecutivi che ne nascondono ognuno altri sette, e quelli più grossi, li senti amici, perché son facili da vedere e da sciogliere. Quelli piccoli invece ti sfuggono, ne prendi in mano uno e subito si aggroviglia su se stesso in cento quarantuno spire e tu sai che ogni numero che conti è un numero magico, e ce ne sono ancora tanti prima di vedere il glorioso Uno che ti spetterà sul podio. Intanto qualcuno sbonfocchia intorno a te e si dedica alla lettura di Topolino. Tu non lo noti nemmeno, non puoi essere distratto; senti, la senti la soluzione, è vicina. Fai scorrere sapientemente tra il pollice e l’indice una treccia di cavi mentre dall’altro capo il pulsante acceleratore comincia a girare su se stesso sempre più veloce, scalpitante per la sua ormai vicina libertà. Ti batte il cuore e ti guardi intorno incredulo, ce l’hai fatta, sei un grande Daniele, ce l’hai fatta, colleghi pazientemente i contatti, prima il semaforo, poi le manopole, poi l’alimentazione al cerchio di plastica nera, poi ti giri per inserire la spina, una piccola scintilla ti spaventa insieme al suono del citofono. Stefano ti guarda inespressivo, chiudendo il Topolino, lanciando occhiate crudeli per la noia che gli hai portato. È sua madre, sono le sette e deve andare via. Non può più giocare. Hai un groppo in gola e il cuore a mille mentre lo accompagni alla porta. Torni in cameretta, solo, spingi il bottone e il semaforo diventa verde. La macchina nera gira da sola, nessuna gara stasera, sconfitta tecnica per ritiro dei partecipanti. Al terzo giro una lacrima ti bagna il viso, con un gesto magistrale riesci a smontare tutto in un sol colpo, ammucchi tutto nella scatola mentre il ragno nero di fili ha ripreso forma e sorride soddisfatto.

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