Turchina

15 marzo 2012 § Lascia un commento

Ricordo i tuoi capelli azzurri
e il mio mentire
al male d’essere diverso
e l’allungar
la mia deformità
verso di te
e verso il mondo.
Ma fosti tu a fingerti
morta di dolore.
E per non voler da ber
l’amaro succo,
fu a me che mandasti
becchini neri,
pavidi conigli inlivreati.
A me che mi sognavo altrove:
asino che non son altro,
povero cane bastonato,
istrione da sternuti.
Abituato a te
mi rilasciai tentare,
e parimenti a te
continuano a ingannare
i miei compagni tutti,
che al campo non trovai miracoli
e quel che vi piantai, mi piantò.
Così inghiottire mi lascio,
per ritrovarmi vecchio,
uomo.

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