Libero Pesoli – parte seconda

18 gennaio 2012 § Lascia un commento

Libero Pesoli è la firma che giace in calce al contratto d’acquisto della casa in via Guicciardini, il mio nome, così come quella che ha sottoscritto il contratto di mutuo.
318.000 Fiorini rivalutati il valore dell’immobile.
Dopo che papà era riuscito a riscattare il suo debito, il Fiorino fu estratto come moneta di scarico del 2021, svalutato, mandato in default il paese, per poi rivalutarsi alle spalle di qualche altro principato, contea, comune. Avveniva così a turno anno per anno. Papà si ritrovò senza un fiorino, ma aveva sempre il posto al comune, così, fra le varie posizioni, era un privilegiato per le linee di credito.
Aveva 2 anni di arretrati di stipendio e lo stato, in qualità di debitore, convertiva volentieri il debito monetario accumulato verso i propri dipendenti, in fondo di garanzia al credito. Così facendo lo stato/banca non solo garantiva la permanenza delle risorse monetarie nelle sue casse, in caso di nuovo attacco speculativo, ma trasformava il proprio debito in credito verso il proprio stesso creditore. Gli stipendi arretrati non potevano, per decreto legge, venire rivalutati agli interessi legali, mentre i mutui concessi fruttavano al contrario interessi fra il 9 e il 12%, almeno al momento in cui papà acquistò casa. Anche l’applicazione di un tasso di interesse fisso era stata dichiarata illegittima per Regio Decreto Monti ter. Il tasso variabile, in questa maniera, avrebbe concesso lo stato creditore di gestire speculativamente i propri stessi momenti di inflazione, rivalendosi sui propri cittadini in maniera “concessiva” anzi che “coattiva”. Il cittadino infatti beneficiava dei prestiti concessigli per qualsiasi acquisto.
Papà, ormai single, non aveva avuto figli dal suo matrimonio. Questo lo poneva in una linea di credito del tutto particolare, rispetto a quelle normalmente concesse alle famiglie. Di fatti i figli, anche i neonati, venivano chiamati a garantire in solido per i debiti contratti dai genitori.
Per i single o le coppie senza figli venivano poste 2 garanzie accessorie, la crioconservazione fino a scadenza mutuo e l’inseminazione in vitro forzosa.
Papà aveva lasciato quindi 3 campioni di liquido seminale nel cavò della filiale che aveva concesso il prestito e aveva accettato l’eventuale congelamento di se stesso. Aveva 42 anni al momento della sottoscrizione dell’atto e la durata quarantennale del prestito l’avrebbe portato all’età di 82 anni per l’estinzione. Una prospettiva di vita praticamente sicura ai tempi del babbo. Gli 82.000 fiorini di stipendi arretrati vennero azzerati come caparra confirmatoria alla sottoscrizione della promessa d’acquisto e rata di preammortamento e assicurazione scoppio e incendio. Mancavano quindi 240.000 F. Sul diario papà ha annotato questi dati a pagina intera:

Capitale finanziato = 240.000,00 F
Durata del mutuo = 40 anni
Frequenza della rata = mensile
Tasso d’interesse = 12% annuo

importo della rata = 2.420,40 F
numero di rate = 480 rate
totale rate = 1.161.791,94 F
interessi = 921.791,94 F

Papà aveva considerato che 800 F al mese per la sua vita fatta di ascolto musica e visita alle biblioteche erano più che sufficienti, visto che la mensa del comune, oltretutto, passava pasti migliori di tutte le trattorie di Firenze.
L’unica precauzione fu quella di evitare qualsiasi essere femminile capace di fargli girare un po la testa, ma la cicatrice lasciatagli da sua moglie lo corazzava contro ogni ipotesi di rischio. Una volta a settimana faceva visita al casino comunale, il mercoledì per l’esattezza perché c’era lo sconto del 20% ai militari. I vigili urbani, ormai dotati di pistola, sfollagente, scudo antisommossa e dissuasore elettrostatico, erano stati ufficialmente militarizzati dopo le sommosse del ’16.
Poichè lo sfruttamento della prostituzione era vietato per legge, al casino si trovavano solo donne e uomini che avevano scelto la prestazione sessuale come sconto di interesse. Per garantire l’anonimato, sia il cliente che il prestatore di servizi portavano una maschera ed era assolutamente vietato parlare durante il rapporto. L’uso del preservativo era vietato per le leggi sulla ereditarietà del debito che ho già citato. L’eventuale prole rimaneva però di pertinenza esclusiva della prestatrice, in qualità di indennità di servizio. Tali bambini erano considerati un vero e proprio tesoretto, un fondo di garanzia che rimaneva a disposizione della Cassa Provinciale Prostitute e Ragionieri Commercialisti.

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