Reportage incompiuto n.1 (cosa racconterei se sapessi raccontare)

13 febbraio 2014 § 1 commento

Apro una pagina per scrivere,
Perchè bisogna scrivere in una notte come questa
Anche se sono solo le otto
La luna piena condisce di luce la strada
E il chitarrista ha già cominciato a cantare il suo strazio
Troppo rock and roll
Per somigliare al mio
Allora decido che sarà il mio a somigliare al suo
Mentre graffia l’aria con la voce
Salendo per acuti striduli
In una sala piena
Io sono vuoto
Sarà il jet lag di una notte anticipata
Le ragazze intorno sorridono le loro arie tristi
E il loro troppi bicchieri
I ragazzi hanno già il loro bicchiere di troppo
E io mi ritrovo solo
Circondato di donne
E sovrastato da un cantante straziato
Mente piange il suo bicchiere di birra
Alleine come me
Straziato dalla musica
E dallla solitudine come me
Per la mia vicina sono troppo poco donna
Per interessarla
Ma non mi interessa
Nessuno di noi
In questa notte anticipata
Cerca compagnia
Siamo qui solo per non sentirci soli
E piangere i nostri bicchieri
Il nerd col cappello
E il flash rosso nella digitale onanista
Batte il suo stivaletto vintage
Sul pavimento di legno
In un fuori tempo
Perfettamente allineato al resto
Scuote la testa annuendo alla musica
Mente il chitarrista rock’n’roll
La scuote in un negativo orizzontale.
Saremmo diventati cento in questa stanza dai muri scrostati di rosso vinilico
Sfere specchiate apparecchiano spicchi di luce
sul rosso vinile della chitarra
Lo stesso rosso delle pareti
Le stesse scrostature nella voce
Lo stesso rosso bordello del paralume
E le luci basse
Uhhuhuhhh
Ulula finzioni di allegria che sembrano non appartenergli
Applauso

Il nerd sparisce
Togliendosi il cappello
Posa la fotocamera
si toglie il cappotto
sale sul palco
spintona via il microfono
resta sul palco
toglie gli occhiali
indossa una chitarra
toglie il distorsore
il jack
togli gli amplificatori
e si mette sol bordo del palco
come per lanciarsi

mentre si attende l’esplosione
lui zittisce il mondo con due note
basse, troppo basse per poter essere ascoltate
e il mondo si mette in silenzio
a cercarle di nuovo

tutto tace tranne un arpeggio minore
così flebile da far pensare
che quell’acustica
stia per morire
e invece prende vita
e non graffia più nulla
ne la chitarra
ne la voce

il nerd dismessi i vestiti
canta degli angeli caduti
canta di abbracci mancati
di confusioni
fra occhi blu
e vino rosso
e il rosso del fondo scrostato
acquista di luce
ruotando sulla sua normale
e diventa il fondo
del suo precipitare angelico
fuoco promesso
di una caduta libera
e il vortice che genera
trascina
e nessuno è più solo
ma tutti sono tutti
c’è chi canta
chi applaude
chi si lascia trascinare
tutti si lasciano trascinare
io mi lascio trascinare
e si precipita
verso l’inferno rosso fuoco
nessuno strazio
la disperazione si fa canto
e non si piange birra
si beve semmai
si beve al cadere

come la ragazza grassa

e le sue risate garrule

cado in piedi
mentre tu mi dici
che di questo non vuoi sapere

esco e mi accorgo che il caduco angelo
il trascinatore
ha un nome che non lascia scampo
all’ebrezza del cadere
look mum, no hands

alzo gli occhi alla luna sovrapposta alla sfera della Fehrntürm
che somiglia alle sfere specchiate
e apparecchia Berlino di spicchi di luce

lo schermitore ha riposto l’elmo sotto il braccio,
nell’altra mano una cartella di disegni

non mi mischiare

tu non sei un foglio tra gli altri fogli
tu sei la cartella
e io non indosso maschera
ne difese

vorrei solo raccontarti di me
mentre non cado
cammino e non cado
mentre mi trovo
dove non mi cerchi tu

in questa notte in anticipo

quando sono solo le ventuno e quarantasei

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